Eretum

Nel n. 93 n.s., maggio-giugno 02, a p. 13, 4a colonna di Archeologia viva, un trafiletto - Via Nomentana, in riferimento al tratto che da Nomentum avrebbe dovuto condurre ad Eretum - propone ai lettori della rivista, come dato acquisito definitivamente, un argomento che credo sia bene approfondire, al fine di dare agli studiosi i diversi parametri di orientamento in un tema a mio parere ancora tutto da decifrare.

Sin dal 1968 vado spigolando sul sito di Eretum, antico centro sabino ma, contrariamente ad altri studiosi, non riesco ancora a raggiungere la certezza sulla sua collocazione; l'ipotesi della collocazione di Eretum a Casa Cotta, presso Montelibretti, rimane solo ipotesi - in contrapposizione alla mia che collocherebbe Eretum a S. Anzino - almeno sino a quando non si siano sciolti una serie di dubbi particolarmente consistenti.

Intanto reputo utile alla disamina del nostro argomento la suddivisione del tema in due sotto-argomenti:
- Dove conduceva la via Nomentana?
- Il luogo dove sorgeva Eretum


 

Dove conduceva la via Nomentana?

Dove conduceva la via NomentanaCominciamo con il fornire i dati certi, accettando come estremamente probante la carta della viabilità antica tracciata da Quilici-Quilici Gigli; la legenda, da me inserita, si riferisce al testo:

    • La via Nomentana era la via che conduceva a Nomentum, un centro che Livio (III, 52) poneva al 14° miglio, poi affermando: "…quindi proseguiva per altre tre miglia sino a unirsi con la via Salaria presso Eretum". Il percorso della nostra via è pacifico sino a Capobianco, ove è stato ritrovato in situ il basolato; a quest’altezza vi è la prima biforcazione: il ramo di sinistra prosegue, lungo la direttrice della attuale macchia della Cesarina, e poi verso la bassa Sabina (n° 2); il ramo di destra, per chi lascia Roma, conduce a Nomentum (n° 1);
    • al XIII miglio di questa via è stata localizzata con certezza documentale la basilica martiriale dei Ss. Primo e Feliciano che le fonti concordemente collocano sulla via Nomentana ; è da presumere che sotto questi ruderi - segnalati da Susanna Passigli (La pianta dell’architetto Francesco Peperelli (1618): una fonte per la topografia della regione romana in Miscellanea della Società Romana di Storia patria, XXXI, Roma 1989, p. 35) - uno scavo mirato dovrebbe ritrovare le omonime catacombe;
    • al XIV miglio sorgeva, ormai senza dubbio alcuno, Nomentum: tutte le fonti recenti sono concordi;
    • al XVI miglio della stessa via, vi è la catacomba di S. Restituto, ritrovata e documentata da Vincenzo Fiocchi Nicolai (La catacomba di S. Restituto a Monterotondo (Roma): un monumento recentemente ritrovato, in Rivista di Archeologia Cristiana, a. LXXIV, n. 1, 1998, pp. 62-92 e 1 tav; e Santuari martiriali della Diocesi nomentana: S. Restituto, S. Eutiche in Annali dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia, 1997, pp. 96-100): anche queste catacombe, secondo le fonti, erano sul percorso della via Nomentana.

Questi sono tre punti fermi, sui quali non mi sembra vi possano essere obiezioni.

Ciò stabilito, andiamo avanti; giunto a Nomentum, l'ipotetico viandante, dovendo proseguire il suo cammino, quale strada avrebbe presa? Qui non può che soccorrerci il buonsenso.

I coniugi Quilici, scientificamente, mi sembrano fonti assolutamente attente e degne di considerazione: ebbene, esaminiamo la carta della viabilità antica nel territorio circostante Monterotondo e Mentana, qui riprodotta. Come ho appena detto, si vede che la via Nomentana, ben prima dell'attuale sito di Tor Lupara, si biforca; gli AA., molto opportunamente, danno il nome Nomentana solo al primo tratto, prima della biforcazione; tale nome non si adatterebbe al tronco che conduce in Sabina: sarebbe una contradictio in terminis. La branca destra invece volge verso nord-est e conduce a Nomentum: solo questa branca è la via Nomentana, l'arteria cioè che conduce a Nomentum.

Questa via Nomentana, dopo Nomentum, continua verso le catacombe di S. Restituto, dopo avere intersecato, circa a metà strada, in un punto intermedio fra gli attuali confini di Mentana e Monterotondo, l'arteria diretta verso la Sabina, quella branca di biforcazione che si dipartiva da Capobianco-Cesarina.

A questo punto quindi l'ipotetico viandante si ritrovava due possibilità: proseguire per il tracciato che conduceva alle catacombe di S. Restituto, seguendo il tracciato tramandato dalle fonti come via Nomentana o andare verso la Sabina.

Quest'ultimo tragitto, dopo un breve tratto, si divideva a sua volta in due branche: quella di destra che seguiva il tracciato diretto a Grotte Marozza (n° 3), mentre quello di sinistra seguiva il tragitto per Tor Mancina (n° 4); riferibile a quest’ultimo tracciato – che un gruppo di ricercatori vorrebbe ancora chiamare via Nomentana - vi è una relazione degli ingegneri Nestore e Luigi Riccione che documentano una via doganale per Montelibretti, mal ridotta dalla secolare transumanza (Vicario, La Nomentana, strada di Roma per la bassa sabina, ed. Rotary Club Monterotondo Mentana, 1994, p. 119 sgg). Ecco perché mi sembra arbitrario voler dare il nome di "via Nomentana" a quest'ultima arteria che oggettivamente non poteva condurre a Nomentum né provenire da Nomentum.

Qualora, infine, l'ipotetico viandante fosse andato a rendere omaggio a S. Restituto, avrebbe poi avuto due possibilità: proseguire verso Vallericca, seguendo il percorso, particolarmente ripido, identificato dai Quilici o...

E qui subentra la mia ipotesi: intanto è il caso di ricordare che l'insediamento di Monterotondo, nel tempo al quale ci riferiamo, è ancora molto di là da venire; dopo S. Restituto vi erano ancora solo colline e boschi.

Il viandante quindi sarebbe andato verso Vallericca se avesse dovuto raggiungere siti prossimi al torrente Allia, ma se avesse avuto come meta la parte più a nord della via Salaria, avrebbe avuto certamente a disposizione un tragitto meno faticoso e meno accidentato, che oggi chiamiamo di via S. Martino (n° 5): il suo dolce declinare dal luogo oggi detto di S. Rocco verso la zona del Grillo ha interessato sicuramente i nostri progenitori, tanto è vero che:

    • lungo questo tragitto fu eretta una antichissima parrocchiale: quella di S. Maria, oggi detta delle Grazie;
    • che al termine di questo tragitto era un porto fluviale;
    • che, quando qualche secolo addietro, l'intenso traffico fluviale lo consigliò, qui fu costruito il ponte cosiddetto del Grillo.

Ma quello che è più importante è che le tre miglia romane tra Nomentum e S. Anzino, tramandate da Livio, calzano molto meglio che con il lontanissimo sito di Casa Cotta per il quale bisogna spingersi sino a Montelibretti: perché credere a Livio solo quando conviene?

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Il luogo dove sorgeva Eretum

 

Le fonti togate di questi ultimi quattro decenni hanno ormai posto Eretum a Casa Cotta poiché, nel secolo scorso, pubblicato da Pasqui nelle Notizie scavi, è stato ritrovato, in situ, il XVIII miliario della via Salaria sul suo piedistallo e in perfetto stato di conservazione (Notizie scavi, 1910, Reg. IV - Samnium et Sabina - Montelibretti, Tratto di via antica e milliarium scoperto presso il Tevere, pp. 366-369); e su questo ritrovamento è stata impiantata l’intera loro ipotesi.

Nessuno ha posto attenzione al fatto che il miliario ritrovato era stato collocato sotto Nerva (96-98 d.C.); il XVIII miliario di cui dicono gli antichi storici, invece, doveva essere quello posto in epoca repubblicana: l’uso del cippus miliarius dovrebbe essere di molto anteriore a Gaio Gracco, tramandato come l’inventore da Plutarco.

Quel primo cippo al quale si riferisce Livio, morto nel 17 d.C., e al quale certamente fanno riferimento gli storici, seguendo le traversie della via Salaria all’uscita da Roma, dovrebbe essere stato posto in un luogo molto prossimo al luogo ove oggi sorge il ponte del Grillo (Vicario, Monterotondo in Sabina, Roma 1970, pp. 35-67), quindi più vicino a Roma di qualche miglio.

Io non ho carte nella manica ma, come nei processi indiziari o come l'avvocato del diavolo nei processi dei santi, posso solo porre dubbi, al fine di invitare a esaminare il caso, anche alla luce di queste obiezioni o a darne, di queste, una spiegazione plausibile.

Di solito, quando dico di dubitare della ricostruzione togata, mi si risponde: E se non fossero di Eretum i ritrovamenti di Casa Cotta e della necropoli di colle del Forno, che altro potrebbero essere? Ho sempre rispondo che si tratta di una domanda capziosa, perché l'archeologia ancora mantiene tanti segreti.

Contro la collocazione a Casa Cotta invece depongono:

  • i soliti antichi scritti che ci tramandano una diocesi di Nomentum che, in origine, comprendeva solo i due insediamenti, confinanti, di Nomentum e di Eretum;
  • il ritrovamento ormai inconfutabile, ad opera di Fiocchi Nicolai, delle catacombe ove fu sepolto S. Restituto di Eretum, nella zona detta dei Cappuccini;
  • la eccessiva distanza che intercorre tra queste catacombe e Casa Cotta;
  • ma, al di sopra di tutto, una considerazione: una sepoltura catacombale così consistente per numero di sepolture, non può non presupporre un altrettanto consistente nucleo abitativo nelle immediate vicinanze; e ciò soprattutto perché la diocesi di Nomentum, per le altre parrocchie del suo territorio, aveva già altri due sepolcri catacombali: quello dei Ss. Alessandro, Evenzio e Teodulo al VII miglio della via Nomentana e, sempre su questa via, quelle dei Ss. Primo e Feliciano per Nomentum. Poteva il sito di Eretum essere così lontano dalla sede del vescovado e dalle sue catacombe?

Per concludere, però, anticipo che negli Annali 2002 dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia Onlus, che saranno distribuiti l’ultimo sabato di novembre, a conferma della mia ipotesi di Eretum a S. Anzino, che vado sostenendo dal 1970, presenterò le fotografie recuperate di reperti provenienti da scavi a S. Anzino (che si preannunziano molto importanti) e copia della corrispondenza intercorsa fra il trafficante dei reperti archeologici ivi ritrovati e il ricettatore presso una università americana prestigiosa: di ciò è stata data comunicazione alle autorità competenti.


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