Eretum

Riflessioni a caldo dopo la lettura della tesi
“La Diocesi di Nomentum dalla Tarda Antichità all’Altomedioevo”
di Silvia Cipolletta



Credo di poter dire che un lavoro come questo del quale mi interesso, scritto da Silvia Cipolletta, specificatamente riferito al territorio nomentano in un momento storico cruciale nell’evoluzione della società, all’inizio della penetrazione del Cristianesimo, decisamente mancava. Viene studiata La Diocesi di Nomentum dalla Tarda Antichità all’Altomedioevo, con la competenza derivatale dal suo corso di laurea in Lettere con indirizzo Archeologico presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, seguito da un corso di perfezionamento in Museologia, Museografia e Museotecnica attraverso l’Associazione Laset .

La Libera Associazione per gli Studi Etruscologici e Topografici (Laset) è stata costituita nel 2004 da un team di ricercatori e laureati specialisti in Etruscologia e in Topografia antica e fa parte della stessa Università “La Sapienza”, dalla quale l’A. ha ottenuto il diploma di specialista in Archeologia Tardo Antica e Medievale alla I Scuola di specializzazione in Archeologia.

Mi sembra sia giusto evidenziare queste premesse sia per avvalorarne il grande e rigoroso lavoro compiuto dall’Autore, sia per giustificare, in coda alla recensione, qualche mia perplessità.

La Cipolletta inizia il testo con una introduzione nella quale presenta i problemi da approfondire a completamento delle ricerche sul tema, già pubblicati dagli studiosi che prima di lei si erano interessati al sito nomentano. Un capitolo dopo l’altro, poi, metodicamente esamina il contesto territoriale, le vicende storiche della Diocesi di Nomentum e della chiesa nomentana, decrittandone le vicende dell’assetto ecclesiastico (chiese archipresbiteriali, chiese con castrum, chiese rurali, chiese rupestri) sino ai numerosi santuari martiriali.

Ricca e puntuale è la sequenza delle note poste a richiamare le fonti archivistiche e bibliografiche delle quali si è avvalsa per puntualizzare l’importanza che la Diocesi di Nomentum ebbe nelle vicende ecclesiali e politiche della bassa Sabina. La bibliografia, soprattutto, si può affermare che abbia pressappoco raggiunto la completezza.

In altri termini, Silvia Cipolletta per un lavoro destinato a farle ottenere la specializzazione in Archeologia Tardo Antica e Medievale presso la I Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” non avrebbe potuto compiere una fatica migliore, ben finalizzata e dignitosamente condotta in porto. Tuttavia è evidente che non abbia potuto esternare opinioni che non fossero gradite alla “docenza dominante” nella Scuola romana di Archeologia: sarebbe stato un suicidio accademico. Il lavoro quindi è chiaramente e assolutamente allineato alla tesi Eretum = Casacotta, cara agli attuali “padroni del vapore”.

L’A. non tradisce mai la rotta seguita nel mare nel quale naviga e mi sembra lo faccia pure a costo di contraddire le sue stesse affermazioni. Il timore verso il potentato, che caratterizza il saggio, si evidenzia già a p. 26 ove, indicando i vari siti di supposta collocazione di Eretum, ne cita quattro (Monterotondo, Grotta Marozza, casale Manzi, Casacotta). L’ipotesi S. Anzino è tabu. Nel testo pertanto è chiara l’accettazione da parte della Cipolletta della teoria predominante di Eretum a Casacotta; scrive infatti: “uno dei guadi [del Tevere] è posizionabile, con sufficiente sicurezza, dove si fronteggiano Eretum e Lucus Feroniae (p. 29) e lo conferma ancora a p. 31, nota 127: “Gli ultimi studi e, soprattutto, le ricognizioni effettuate sul territorio sembrano confermare l’ubicazione della città sulle colline di Casa Cotta”.

Ciò è molto curioso, poiché la Cipolletta, già nelle prime pagine del lavoro (p. 13) scrive: “Il confine [della diocesi di Nomentum] con la coeva diocesi di Cures doveva correre probabilmente lungo il Fosso Fiora”.

Esaminando la carta da lei pubblicata a p. 191, risulta chiaramente il luogo nel quale sia la Scuola di Archeologia che l’ha specializzata, sia gli studiosi dell’Istituto Nazionale delle Ricerche gravitanti intorno al complesso di via Salaria collocano Eretum e la necropoli di Colle del Forno. Tali siti sono bene a N del torrente della Fiora e quindi in territorio di assoluta pertinenza della diocesi di Cures Sabini.

E ancora prima la Cipolletta aveva scritto (p. 11): “La divisione territoriale della giurisdizione ecclesiastica rispettò il carattere originario e storico di Nomentum. Infatti mentre Cures Sabini e Forum Novum, le vicine sedi episcopali formatesi fra i secoli IV e V, furono assegnate alla IV regione, Nomentum fu assegnata alla I, quella che comprendeva il Latium Vetus”.

Concludendo questa disamina, si dovrebbe pertanto affermare, secondo la teoria dominante nella scuola romana che tutte le notizie, ma proprio tutte, pervenute dagli antichi testi siano mendaci e che Eretum fosse stata di pertinenza della diocesi di Cures Sabini.

Ma a me sembra che così non sia. I testi antichi - e mi limito a citare sempre e solo la Cipolletta - forniscono notizie diverse: 

- per l’istituzione della diocesi, l’A. scrive: “È noto come nel IV secolo si siano costituite diocesi nelle regioni augustee I, II, V, VI e forti motivi inducono a credere che anche quella di Nomentum rimonti al IV secolo (p. 39);

- importante è la notizia riportata a p. 49: “Il Regesto Farfense ricorda un Giovanni, sicuramente vescovo di Nomentum nell’801. Questi come autorevole testimone, assiste nella basilica di S. Antimo ad una decisione dell’abate Olobondo a favore del monastero di S. Maria in Farfa contro gli abitanti di Montelibretti, in merito al possesso pacifico della Cella S. Petri in Classicella. Evidentemente Giovanni, di cui parla il documento farfense, era certamente vescovo di quella diocesi nel cui territorio si trovava la chiesa di S. Antimo, che, già di pertinenza curtense, per decreto di papa Gregorio Magno, era poi passata sotto la giurisdizione di Nomentum”. Questa notizia ci fornisce la certezza:

    • che la chiesa di S. Antimo e la comunità di Montelibretti, sino all’epoca di Gregorio I (papa dal 590 al 604), fossero di pertinenza della diocesi di Cures Sabini;
    • che sino a tale periodo (papato di Gregorio Magno) le due diocesi fossero state autonome e separate;
    • ma dimostra soprattutto che Eretum, prima del 590, non poteva essere in territorio curtense;

- la Passio di S. Restituto dovrebbe essere stata composta tra il V e il VI secolo, quindi prima del papato di san Gregorio Magno e quindi prima dell’accorpamento della diocesi di Cures alla diocesi di Nomentum. La Cipolletta scrive (p. 153): “La passio di S. Restituto […] è importante per le ulteriori informazioni sul cimitero del XVI miglio. Questo si trova sotto la giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Nomentum. Il corpo di Restituto, ucciso a Roma al tempo dell’imperatore Diocleziano (284-305 d. C.), secondo il racconto, sarebbe stato trasportato al XVI miglio della Nomentana dalla matrona Giusta, in un praedium di sua proprietà, per esservi sepolto; l’autore della passio precisa anche che la donna non aveva trascurato di avvertire del trasferimento, con un costitutum, il vescovo di Nomentum Stefano, il quale con tutto il clero e il popolo della città avrebbe accolto il corteo funebre «in Foro». Un cimitero documentato a Monterotondo, nella zona dei Cappuccini, e un sito di Eretum a Casacotta, quindi nella diocesi di Cures, potrebbe avere un minimo di credibilità?

- il Martirologio Geronimiano attesta con chiarezza “una commemorazione del martire Eutiche al XVIII miglio della via Nomentana, a nord dell’antica Nomentum”. (p. 159). Credo sia opportuno far notare che nel momento in cui c’è da collocare il XVIII miglio della via Nomentana, l’A. pensa a Grotte Marozza, alla Macchia del Barco, al Fosso della Fiora, addirittura a Montedoro (ma questo è il sito su cui sorgeva Nomentum e quindi non può essere a nord di se stesso). Infine la povera via Nomentana è portata pure fino … alla Macchia di Grattacela (!!!, p. 31, rigo 3); ma la via di S. Martino è sempre tabu.


Non credo sia il caso di dilungarmi su un tema che dibatto ormai dal 1970 (cfr. la voce Eretumin internet al sito www.salvatorevicario.com “Eretum, Una incertissima certezza”(Ed. Zuccarello, S. Agata di Militello 2010). In questa recensione invece ho riportate solo delle considerazioni storiche da me ripetutamente scritte, che ora decisamente confermo dopo l’attenta lettura del testo di Silvia Cipolletta.

Voglio concludere confermando la massima stima per l’A. che ha compiuto una fatica davvero immane nella ricerca delle fonti. Il suo lavoro è prezioso e fondamentale per le ricerche ulteriori che al suo - sul tema - dovranno certamente seguire.

Non ho il cattivo gusto di scrivere (cfr il mio Eretum … appena sopra citato (pp.40-41) quello che una illustre docente ha scritto di recente circa le mie ricerche, che riporto alla lettera: “… E lo strano è che ciò accada in un campo, ove oltre alla materialità scientifica, spesso è possibile fare della letteratura-storica, e su questa e solo poi, vengono le ipotesi più o meno strampalate”.

Questa, così definita “letteratura-storica”, apre - come ha sempre aperto - ampi orizzonti, sfruttati poi da chi, impalcato ai vertici del potere, se ne impossessa, troppo spesso senza avere la correttezza e il buon gusto quanto meno di citarne la fonte.