Venti modi di essere Zeri
Presentato al pubblico presso l'Accademia Nazionale di San Luca (piazza dell'Accademia di
San Luca, 77, Roma, 20 febbraio 2002), è in libreria il volume Venti modi di essere
Zeri - AA.VV., Venti modi di essere Zeri, Umberto Allemandi ed., Torino 2001,
cm 12 x 19,5, pp. 162 con num. ill. b/n, ... 18,08 - nel quale sono raccolti gli atti
della giornata in ricordo di Federico Zeri che si è tenuta a Firenze il 29 gennaio 1999
nel Salone Magliabechiano della Biblioteca degli Uffizi. La testimonianza era stata
organizzata dalla Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi, con la
collaborazione della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze, Pistoia e
Prato e dell'Università degli Studi di Firenze: in una giornata intensa, venti storici
dell'arte, amici e collaboratori, hanno tentato di tratteggiare "il ritratto
impossibile di un uomo indimenticabile".
L'opera, che ha visto la luce dopo una lunga gestazione, presentata da Mina Gregori - che
quella giornata ha fortemente voluta e animata - ha inteso "affermare il legame che
appare sempre più duraturo nella continuità di un metodo degli studi storico-artistici,
quello del conoscitore, e aprire alla riflessione sugli scritti e sui vastissimi
interessi della grande personalità scomparsa di cui è sempre vivissimo il ricordo".
Ma la sua distribuzione in libreria ha coinciso pure con la campagna per il rispetto delle
volontà testamentarie di Zeri: quasi profeticamente la prof. Gregori, infatti, aveva
detto, già tre anni or sono: "Abbiamo pensato questa giornata guardando anche al
futuro e alla eredità intellettuale di Federico Zeri che si rispecchia nei suoi lasciti e
che si scontra paurosamente con la realtà".
In sequenza, nel testo, dopo la presentazione di Mina Gregori, vengono proposti
prima la relazione introduttiva di Antonio Paolucci e i saggi di: Miklos Boskovits
(Nell'officina di Federico Zeri), Mauro Natale (Federico Zeri e le geografie
dell'arte italiana), Antonio Giuliano (Federico Zeri e l'arte del mondo antico),
Andrea Bacchi (Federico Zeri collezionista) e Mina Gregori (La giovinezza di
Federico Zeri dalle lettere a Roberto Longhi); poi le testimonianze di Marco
Bona Castellotti, Francesco Buranelli, Giovanni Carnevali, Andrea G. De Marchi, Fabrizio
Lemme, Antonio Pinelli, Teresa Pugliatti, Bruno Racine, Francesco Rossi, Mario Scaglia,
Luisa Vertova, Salvatore G. Vicario, Giorgio Zampa e Bruno Zanardi.
La tornata antimeridiana si era conclusa con la proiezione di un film, Federico Zeri
dialoga con Pierre Rosemberg: quell'intervista è stata poi integralmente pubblicata
da Il Giornale dell'Arte. A conclusione degli interventi pomeridiani è stata
trasmessa, infine, l'intervista a Italo Faldi, impossibilitato a partecipare di persona,
realizzata da Mina Gregori, che chiude pure questo volume.
Ciascuna testimonianza d'affetto ha cesellato una sfaccettatura particolare di quella
poliedrica figura quale è stata quella di Zeri; tutti - e ne cito solo alcuni - hanno
evidenziato la sua immensa cultura ma soprattutto l'occhio del conoscitore e
ciascun oratore ha ricordato qualche episodio particolare occorsogli in prima persona:
Miklos Boskovits: Negli anni settanta, (Zeri) godeva ancora di buona salute ed era
impressionante vedere con quanto entusiasmo, direi anzi con quanta voracità si gettava
alla ricerca della soluzione dei problemi critici più vari. E siccome solo una
piccolissima parte di queste sue ricerche è sfociata in pubblicazioni, le ore passate al
suo fianco offrivano un'occasione formidabile per imparare.
Mauro Natale: Siamo in molti a dovere una parte essenziale della nostra formazione, del
nostro modo di capire e di vedere il mondo a Federico Zeri ... La sua lingua semplice,
volontariamente inelegante, funzionale, talvolta apertamente scontrosa, faceva parte della
sua volontà di andare al fondo delle cose e di comunicare senza codici, senza chiavi di
lettura particolari ...
Antonio Giuliano: ...nessuno (...) ha avuto per i monumenti della tarda antichità e
per quelli che li avevano anticipati una percezione visiva pari alla sua; percezione che
gli permetteva di cogliere gli elementi formali romani, greci, barbarici, iraniani ed
egiziani che confluivano in quel fenomeno unitario di distruzione e di rinnovamento che ha
coinciso con l'avvento del cristianesimo.
Andrea Bacchi: Zeri collezionista di ...tante tele barocche, svariati dipinti di autori
non appartenenti alla scuola italiana, ma soprattutto oggetti archeologici, sculture di
ogni epoca e scuola, arazzi, ricami medievali, mobili, tappeti antichi, argenti bizantini,
stoffe orientali. Un complesso di opere cioè che conferma l'apertura a tutto campo degli
interessi figurativi di Zeri ...
Io che scrivo, invece, che in casa Zeri ero stato amico e medico curante, ho posto
l'accento su due facce inedite del Maestro:
- l'uomo buono visto nel contesto familiare (Ogni volta che una malattia
esantematica o una qualsiasi delle tante piccole forme morbose caratteristiche dell'età
costringeva a letto i piccoli figli dei camerieri, per Zeri era il panico, per me ...beh,
per me era meglio escogitare ogni espediente per metterli in piedi il più rapidamente
possibile...);
- l'uomo proteso all'elevazione culturale del territorio (l'episodio narrato nella
testimonianza è stato un triste e penoso passo falso dei politici monterotondesi del
tempo, episodio che non avevo mai prima voluto rivelare per comprensibili motivi: quella
inettitudine ha, infatti, stravolto il corso di ciò che avrebbe potuto essere
l'invidiabile storia culturale del territorio).
A tutte queste testimonianze, ho detto prima, fa da introduzione la relazione di
Antonio Paolucci che, al tempo - essendo Soprintendente ai Beni Artistici e Storici di
Firenze - era il padrone di casa. Zeri è ricordato con una prosa coinvolgente, della
quale offro al lettore il brano introduttivo che ne spiega il titolo: La "contretà"
di Federico Zeri:
Dunque Zeri uomo. Possiamo dire che era un anticonformista? Certo che no. Assolutamente
non lo era. L'anticonformismo, al pari del suo contrario, è atteggiamento da piccoli
borghesi. E Zeri tutto era fuorché un piccolo borghese. Posiamo dire che Zeri era un uomo
controcorrente? Questo va già meglio, almeno per quanto riguarda il prefisso contro. Non
va bene affatto per il sostantivo corrente, parola che fa pensare alle mode, alle
tendenze, agli stili di vita e di pensiero dominanti. Zeri non seguiva le mode, aveva in
orrore le tendenze. Forse, se la parola contretà esistesse nel vocabolario italiano, e so
bene che non esiste, direi che la contretà (l'essere contro, per intelligenza, per
divertimento, a volte per partito preso) era il suo carattere distintivo. Federico Zeri
sapeva essere contro in modo splendido, smagliante, a tutto tondo.
Nel corso della presentazione di Venti modi di essere Zeri di Allemandi - un
editore che fu soprattutto estimatore del Maestro e che ha pubblicato la monumentale
raccolta Giorno per giorno nella pittura (cinque volumi in cofanetto) - sono
intervenuti i professori Marco Carminati, Maurizio Fagiolo dell'Arco, Antonio Giuliano,
l'avvocato Fabrizio Lemme e il dottor Eugenio Malgeri.
La fondazione Zeri
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