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Quaderno Mamertino
Introduzione


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Quaderno Mamertino"Il miracolo di rianimare un corpo
morto non è nelle facoltà umane,
ma lo è il prodigio di restituire l'alito
della vita allo spirito in letargo"
[di singoli individui di una Comunità]
(Matilde Asensi)


Salvatore G. Vicario

La storia è piena di episodi che narrano i Nostoi, cioè i viaggi di ritorno ai paesi di origine dopo avventure, spostamenti lavorativi, guerre: famosi e descritti sin dall'antichità i ritorni dei combattenti greci dopo la conquista di Troia.

Anche questo mio, molto più modestamente, vuole essere un nostoi, un ritorno al mio paese, un tentativo di "donare" quanto è ancora nelle mie possibilità.

Il momento dell'emigrazione non mi fu né semplice né indolore: sarà stata una malattia, ma Galati Mamertino, i suoi vicoli, i suoi abitanti, il suono delle campane della Matrice, la cantilena del suo dialetto mi rimasero nel cuore.

Quella partenza e la nostalgia che ne provai le fissai su carta nel mio Un paese in montagna ove scrissi:

Lasciai Galati nel '53; avevo assunto anche il mio nome ufficiale: Salvatore. La società mi chiedeva il primo sacrificio di spersonalizzazione che si sarebbe, in seguito, rilevato il più piccolo; col tempo, nell'esercizio della professione, sarei infatti diventato solo il numero e la dimensione del mio timbro: il 3537 - INAM, altezza 1 cm...

Sino ad allora quel nome l'avevo adoperato solo per i documenti scolastici, e neppure sempre. La storia era nata con me e si trascinava da ventiquattro anni.

Quando per la prima volta misi il naso tra le faccende di questo mondo, avevo provocato il primo putiferio. Rullava il tamburo della novena di Natale alle quattro di quella notte fra il 16 e il 17 dicembre e la bisnonna aveva sentenziato che "Salvatore" doveva essere il mio nome, in onore di Gesù Salvatore che stava per venire al mondo, ostacolata in questa sua decisione, molto vivacemente, dai due nonni, tutti e due portanti il nome "Giuseppe" e una volta tanto coalizzati.

Il povero frastornatissimo neopadre aveva quindi pensato di mettere tutti salomonicamente d'accordo imponendomi tutti e due i nomi, ma soggiogato nel subcosciente dall'autorità della più vecchia, al Municipio dichiarò prima "Salvatore" e poi "Giuseppe"; a complicare la cosa ci si mise pure l'addetto allo stato civile che fra i due nomi non pose una "virgola".

La bisnonna, poverina, aveva una generazione in più e, avuta la fortuna di vedere il pronipote, diede rapidamente le dimissioni da questo mondo. Fu così che i nonni si presero la rivincita e da quel momento fui per tutti prima u Pippinu, poi u Pippu e infine, giunto a Roma, Pino.

Ma lei, la bisnonna, attendeva sogghignando, dall'alto di una nuvola, la sua rivincita e quel dottorino che lasciava Galati era ufficialmente "Salvatore", anche se con il codazzo di quel "Giuseppe".

Ai lettori del XXI secolo confesso che, all'inizio della mia "terza età", quel secondo nome non è stato di fastidio: accadeva infatti che gli anni e i cari defunti mi portassero sempre più di frequente, di ritorno a Galati, a entrare nella cinta cimiteriale.

Per quanti Salvatore Vicario ne veniva dalle epigrafi richiesta una prece o un ricordo! Fu così che scattò in me la voglia di prendere "ufficialmente" i due nomi che per diritto mi competevano, e che, per quanto ne sappia, mi riportavano all'unicità anagrafica: e così, da allora, in testa ai miei scritti ho cominciato a porre "Salvatore Giuseppe"; forse avrò creato un poco di confusione, ma sono sempre io...

Quella partenza mi lanciò nella vita; l'avevo bramata in cuor mio perché mi apriva le porte del mondo: non capivo che davo un addio ai miei cari, alla mia casa, al mio passato. Ero giovane, intollerante della povertà in cui ero nato, in cui s'era dibattuto mio padre, e mia madre, e volevo vivere, vivere una vita diversa; non riuscivo a chiudermi in un guscio!
E partii, pieno di gioia apparente e di speranze.

Così vennero i giorni dell'emigrazione. Sono quelli i giorni più tristi nella vita d'un uomo; vai e affronti l'ignoto e i suoi pericoli. I nuovi siti non ti dicono nulla, non parlano al tuo cuore: quei volti ti sono sconosciuti; quel nuovo idioma stenti a capirlo. Dio, che ne sarà di te, ventenne, sprovveduto, ignaro non ancora temprato ai travagli della vita?

Da quella partenza sono passati cinquantacinque anni abbondanti. Alla mia patria di elezione laziale ho dato quanto ho potuto.

I curiosi possono, se ne hanno il desiderio, collegarsi via internet al sito www.salvatorevicario.com o a www.associazionenomentana.com per soddisfare la loro curiosità.

Oggi volto pagina. L'ho comunicato ufficialmente, ai miei amici laziali e ai miei soci, nella presentazione degli Annali 2008 dell'Associazione Nomentana di Storia e Archeologia onlus che fondai nel 1995, con la stessa correttezza e sincerità con la quale oggi parlo ai miei compaesani:

Quando, tredici anni or sono iniziai questa bella avventura, nel n° 1 degli Annali, nato come supplemento della rivista del Centro Sportivo Mezzaluna, scrissi:
È con sincera emozione che comunico ai Lettori e ai cittadini dell'entroterra nomentano-cornicolano la nascita dell'Associazione Nomentana di Storia ed Archeologia. La realizzazione di questo sogno era da me vagheggiato da molti anni; ma il momento idoneo mi si è presentato allorché, per vera casualità, mi sono incontrato e mi sono trovato in sintonia con uno studioso costante e discreto: il dott. Eugenio Moscetti.

È stato sufficiente un solo scambio di idee per realizzare lo schema dell'azione da svolgere in un ambiente davvero "non facile": tuttavia già al secondo abboccamento, della costituenda Associazione, era pronto: Nome, Logo, Statuto e Regolamento.

Non si è voluta battere la grancassa, all'atto della fondazione, nata solamente con dieci soci, presso la sede del Centro Sportivo Mezzaluna, il giorno 6 aprile 1995, con la lettura e l'esame del testo dello Statuto e del Regolamento: ma il riscontro degli studiosi non si è fatto attendere; oggi il numero dei soci è già più che triplicato.

Alla cerimonia dell'atto costitutivo è seguito un semplice brindisi, offerto dal Centro suddetto, e la foto-ricordo. Quindi i membri fondatori sono passati alla elezione dei consiglieri; sono risultati eletti: Daniela Gilardi Capodagli, Eugenio Moscetti, Roberto Tomassini, Ettore Ortenzi e Salvatore G. Vicario. A me fu riservato l'onore della presidenza.


In quel momento mi posi un traguardo: "Se la fortuna e la salute me lo consentiranno e se riuscirò a dare consistenza al mio progetto, al raggiungimento dell'ottantesimo anno passerò il testimone".

Quel giorno è arrivato; l'Associazione è in piena vitalità e iscritta come ONLUS presso la Regione Lazio e nei comuni del comprensorio; gli Annali sono oggi una realtà riconosciuta e qualificata nel mondo scientifico.

È giunto il momento di passare la mano: ho la fortuna di potere affidare questa creatura, che tutti insieme abbiamo realizzata, nelle mani di uno dei più esperti archeologi dell'agro nomentano e cornicolano: il dott. Eugenio Moscetti; egli ha ora accanto un gruppo di studiosi di grande valore e un cospicuo numero di Soci onorari di altissimo profilo.

Mi pongo dietro le quinte, rimanendo solo come "direttore responsabile", almeno sino a quando non vi sarà nel gruppo dei soci un altro giornalista iscritto all'albo.
Saluto con affetto e gratitudine quanti mi sono ancora vicini e anche quanti, nel corso degli anni, per i motivi più vari si sono dovuti distaccare dalla realizzazione di questa Associazione: grazie pure a questi ultimi per quell'aiuto che, nel tempo che vi sono rimasti, hanno potuto offrire.

Con affetto, amici, vi dico non solo "avanti" ma pure "sempre più in alto"

E così torno a guardare al mio paese, certo con l'energia di un ottantenne ma la volontà di quel dottorino che partì nel 1953. Parliamo del passato e guardiamo al futuro.
Per comunicare con i concittadini serve un organo di stampa con il quale ciascuno possa interloquire con gli altri. Penso quindi di realizzare una pubblicazione da stampare ogni anno e da presentare per l'Agosto galatese; chiamerò l'antologia Quaderno Mamertino seguito dall'anno di edizione.

Il Quaderno Mamertino 2009 è finanziato dal bilancio comunale per l'anno in corso.

Conto poi che l'edizione degli anni successivi possa essere finanziata dalla liberalità contribuiva della Comunità. I contribuenti saranno elencati con nome e cognome in seconda di copertina nel numero dell'anno successivo: la riuscita della pubblicazione sarà motivo d'orgoglio per ciascun sostenitore.

Questa antologia sarà la palestra nella quale si potranno allenare alla vita i giovani studenti, diplomandi o diplomati, laureandi o laureati, che abbiano qualcosa da dire alla cultura del paese. Quelli che nel preparare una "tesi" penseranno di redigere un testo di ricerca sul territorio della Valle del Fitalia in generale, o di Galati Mamertino più specificatamente, sanno che è a loro disposizione questa palestra: i testi inseriti nel volume hanno la pubblicazione gratuita.

Ciò sarà utile:

al giovane il quale si troverà la pubblicazione quale riconoscimento alla fatica del suo studio, ma pure il vantaggio di avere titolo e punteggio nelle graduatorie dei concorsi pubblici

e alla Comunità che avrà una nuova finestra aperta vuoi sulla sua storia, vuoi su tradizioni, costumi o quant' altro.


L'antologia avrà pure delle rubriche fisse:

Vita e attività delle Associazioni galatesi: queste, per essere prese in considerazione, dovranno essere in regola con le leggi dello Stato (Atto costitutivo e Statuto, depositati presso l'Agenzia delle Entrate) e l'iscrizione all'Albo delle Associazioni del Comune.

Note fra cronaca e storia: sarà redatta una breve scheda degli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita paesana nell'anno precedente, perché la cronaca di oggi sarà la storia di domani;

Ceppi galatesi nel mondo: tanti concittadini emigrati hanno fatto onore al paese e di loro si hanno scarse notizie o si sono addirittura perdute le tracce.
Tale incomunicabilità provoca il loro scollamento definitivo dalle loro stesse radici.
Ricordarli vuol dire ricucire un rapporto che i destini della vita avevano lacerato.

Personaggi che hanno caratterizzato il passato del nostro Paese.


Da queste pagine - i miei collaboratori e io stesso - desideriamo parlare a ogni galatese, a ogni carica pubblica, a ogni istituzione religiosa o laica, con amicizia, senza retorica e soprattutto disinteressatamente: la mia età ne è garanzia. Sia chiaro sin dalla sua nascita:

che questo volume, che ci auguriamo sia l'antesignano di una lunga serie, sia frutto dell'impegno del gruppo cultura dell'Associazione Nebro's Friends, ma nel quale si accettano, se degni e consentito dallo spazio, lavori di collaboratori esterni;

che tale impegno sia rivolto al Paese, senza secondi fini né barriere politiche e soprattutto frutto di lavoro volontario, quindi non retribuito


Galati Mamertino è stata ed è una fucina di bei cervelli. Occorre, per ricucirne il tessuto, solo dedizione e volontariato.

Quando per l'ultima volta per ciascuno suonerà la campana grande, di noi rimarrà solo il bene che abbiamo fatto.

Da solo posso fare poco, tutti insieme possiamo essere una forza.

          Salvatore G. Vicario



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INDICE

Introduzione di Salvatore G. Vicario pag.     3
Presentazione di Bruno Natale pag.     7

Saggi
pag.     9
I Mamertini di Ranieri De Maria pag.     11
Visita alle Rocche rosse e al Catafurco di Salvatore G. Vicario pag.     13
II "premio Nino Ferraù" a Galati Mamertino:
Verso la rinascita del "premio Nino Ferraù": Prolegomeni di Martina Carla Barone pag.     15
L'Ascendentismo di Salvatore G. Vicario pag.     27
Galati Mamertino tra memoria e dinamica di Angela Cottone pag.     30

Galati viva, le Associazioni
pag.     45
Ceppi galatesi nel mondo a cura di Salvatore G. Vicario: pag.     55
Roberto Sutera, Medaglia d'oro al valore dell'Arma dei Carabinieri. pag.     56
I Parafioriti
Il ceppo galatese di partenza pag.     58
L'Albero genealogico dei Parafioriti - Mau, a cura di Eleonora Vicario pag.     60
Aldo De Maria Marthiano pag.     69
Salvatore De Maria pag.     72
Jole De Maria pag.     75
AIRC come missione pag.     78
Associazione culturale Arcipelago pag.     80

Note fra cronaca e storia.
pag.     83
Amare Galati:
Ricordare gli emigrati. pag.     84
Impariamo ad amare Galati . pag.     85
Coraggio gioventù galatese . pag.     87
Mi dicono: ma chi te lo fa fare? pag.     88
Le manifestazioni dell'anno . pag.     89
Progetto Galati  pag.     97
Arte oggi:
Charley Fazio pag.     99
Turi Fabio pag.     101

Momenti di vita del paese
pag.     103
Conoscere il proprio dialetto è un merito di Salvatore G. Vicario pag.     104
Momenti di vita paesana:
Gioventù studentesca galatese del Millenovecentocinquanta di Vincenzo Orlando pag.     105
Piccola antologia di poesia dialettale galatese:
U palazzu di Turi Fabio pag.     107
U chiuppu di Vincenzo Orlando pag.     108
A storia di la urpi di Ciccino Ianni  pag.     109
Ninna Nanna di Natali di Memi Spadaro di Passanitello pag.     110
L'aquila rriali scinni e posa di Francesco Federico pag.     111
Festa di quartiere "ddo Rutigghio" di Nino Vicario pag.     112

Galati e Galatesi tra Otto e Novecento
pag.     119

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