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La professione medica - Didattica - IPZS


LA PROFESSIONE MEDICA

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Palermo, specializzato in Ginecologia ed Ostetricia presso L’Università di Perugia, Salvatore G. Vicario ha svolto la sua missione medica con profonda professionalità, amore e rispetto per i pazienti che, numerosi, richiedevano un supporto basato sulla sua profonda esperienza ed umanità.

Dopo aver lasciato la carriera specialistica ospedaliera iniziata presso l’Ospedale "S. Giovanni" di Roma, per essere più presente nella vita familiare che ha sempre ritenuto prioritaria, svolge i primi anni della sua attività nella zona di Mentana. Questa scelta, pur con la nostalgia per l’abbandono dell’impegno ospedaliero e la didattica, lo pone protagonista di una medicina generica dove alterna un pronto soccorso ad una nascita, supportato da un affetto e una stima che ancora oggi, dopo molti anni, gli dimostrano i suoi ex-pazienti.

In campo medico ha poi pubblicato numerosi articoli e saggi su riviste specializzate. E’ stato Responsabile del poliambulatorio, presso il Nomentana Hospital.

Dal 1963 ad oggi ha lavorato in qualità di specialista.

Dalla pubblicazione di una sua paziente si legge l'apprezzamento della scelta fatta dal Vicario di "medico per amore" in una descrizione che mostra la realtà di una zona rurale, negli anni ‘50, quando in molte abitazioni di campagna mancava ancora la corrente elettrica.: "…Poi intorno agli anni 1955-60 si trasferì a Tor Lupara da Mentana il dottor Salvatore Vicario….era per noi non solo il medico, ma quasi un "mago" un "taumaturgo", colui al quale si ricorreva non solo in caso di malattia, ma soprattutto per ottenere consigli data la sua disponibilità. Il dottor Vicario era encomiabile, veniva per le case e quelli che non potevano pagare (la mutua non c'era) con lui non avevano problemi…" (Da "Polifonia d’amore – Tor Lupara vista con gli occhi dei bambini di allora" - di Daniela De Luca Pastena - 1991).

"La zona (Tor Lupara) era solo campagna e l’insediamento umano era così inconsistente che noi, che già allora ci interessavamo professionalmente della salute di quei pochi coltivatori diretti, avevamo un originale metodo per la chiamata medica: un familiare del paziente lasciava uno straccetto rosso appeso al tronco di un platano sulla via Nomentana e alla casa più vicina il nome del sofferente bisognevole di cura; lo stesso telefono era ancora invenzione di là da venire all’ombra di quell’antica Torre medievale!…" (da Fascina: Tor Lupara; pg.65 - Vicario)

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DIDATTICA
Dal 1990 al 1995 ha svolto un corso libero presso l’Istituto statale di Educazione Fisica di Roma, grazie all’incontro con il prof. Giuseppe Massara. Quelle lezioni, integrate, furono raccolte in volume, edito da Marrapese in Roma (1993) in collaborazione con Massara per la parte tecnico-specialistica di sua competenza.






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IPZS

  • Collana "Italia minore"
  • - VICARIO, S.G. (a cura), Nomentum, Lamentana, Mentana, IPZS, Roma 1999
    - VICARIO, S.G., MOSCETTI, E., (a cura), Guidonia Montecelio, città delle ali, IPZS, Roma    2003
    - VICARIO, S.G., Fonte Nuova entra nella storia, IPZS, Roma 2004

  • Oliveriano 1

Si è interessato al Codice Oliveriano 1 della Biblioteca Oliveriana di Pesaro - il cui facsimile con commentario è stato magistralmente realizzato nel 1996 dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - per alcune regole di sanità che ricordano il poema medico Regimen Salernitanum, i versi del quale furono rispettati nel medioevo come testo sacro. La comunicazione è stata presentata al 30° Congresso della Società italiana di Storia della medicina tenutosi a Taranto, Massafra e Martina Franca dal 15 al 18 ottobre 1981 e inserito negli “Atti” pubblicati, a cura di Gianni Jacovelli a Taranto nel 1984.

In occasione della presentazione della ristampa del Codice Miniato Oliveriano 1, presso l’omonima biblioteca di Pesaro, l’opera è stata pubblicizzata utilizzando un intervento effettuato da Salvatore Vicario durante il congresso di Storia della Medicina a Taranto. Il testo che si riporta fa riferimento a tale intervento.

"L'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che ha già al proprio attivo la preziosa riproduzione di splendidi codici antichi tra cui la cosiddetta "Bibbia di Carlo il Calvo" del IX secolo, custodita presso la Basilica di S. Paolo in Roma, ha realizzato la stampa in facsimile (corredata di un commentario contenente interventi del prof. Ckristoph Eggenberger e della prof.ssa Luisa Miglio) di un'altra meravigliosa testimonianza della cultura e dell'arte italiana del XV secolo, il codice, " Oliveriano 1 ", pezzo tra i più belli del suo genere che si trova presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro.

La Biblioteca Oliveriana, oggi Biblioteca e Musei Oliveriani, prende il nome dal benemerito e nobile suo fondatore Annibale degli Abbati-Oliveri-Giordani, vissuto dal 1708 al 1789, insigne archeologo, il quale nel 1756 cedeva alla biblioteca la sua imponente libreria, ricca soprattutto di opere di archeologia e di storia, nonché di un rilevante numero di stampe e di manoscritti preziosi.

Ma il vero e primo iniziatore della biblioteca, il primo ad averne voluto l’istituzione, non fu l'Olivieri, bensì un medico, il medico condotto di Pesaro: Giovan Pietro Rastelli, il quale con testamento dell'11 novembre 1637 lasciava alla Comunità la sua libreria.

Il manoscritto "Oliveriano 1" è un codice membranaceo del XV secolo in scrittura gotica e legato in pelle con dorature. Contiene un salterio preceduto da un calendario latino dei dodici mesi, ornato di altrettante miniature a colori, "eloquente espressione di un'arte ispirata ad un'esigenza di estrema raffinatezza e ricca un candore eccezionale" (Antonio Brancati).

Il codice attirò l'attenzione dello studioso Salvatore G. Vicario per alcune "regole di sanità" che ricordano il "Flos Medicinae Salerni" ed il poema medico "Regimen Salernitanum" i cui versi furono rispettati nel medioevo come un testo sacro. Non è infatti un caso che in questo codice miscellaneo le sanitarie siano intercalate in un calendario dei dodici mesi, il tutto a precedere un "psalterium", cioè frammiste a scritti sacri."

                                                            Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato


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