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Ancora su Eretum

Ho voluto scrivere questo testo nel mio sito internet perché, se non lo avessi scritto, mentre percorro il mio nono decennio di vita, avrei lasciato una mia iniziativa non portata a conclusione. Fedele infatti al principio di inventarmi qualcosa di nuovo a ogni inizio di decade, ho iniziato la pubblicazione del Quaderno Mamertino, dedicato al paese che mi diede i natali. Però mi perseguita dal passato un impegno incompiuto, al quale lavoro sin dal 1968.

Iniziai in quel tempo le ricerche sul comune di Monterotondo che esitarono:
     - nell’edizione della monografia Monterotondo in Sabina (1970);
     - nel suo inserimento nel volume 8 della monumentale Storia dell’arte italiana

(editrice Einaudi), alla fine degli anni Settanta, per mio suggerimento al prof. Federico Zeri, che in quel momento identificava i 12 comuni italiani da trattare nel contesto dell’opera. Il capitolo iniziale della monografia Monterotondo in Sabina trattava di Eretum, un insediamento sabino posto sulla via Salaria e che, per tradizione consolidata nei secoli, sorgeva presso Monterotondo. Nel libro del 1970, ponendomi la domanda sul sito di Eretum, compii una disamina quasi clinica delle quattro tesi al momento in discussione e, alla fine, optai per l’ipotesi Eretum = S. Anzino.

Nello stesso periodo il gruppo di studiosi, insediato nella sede dell’Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) posta lungo la via Salaria, oggi assurto al livello di “scuola”, in una campagna scavi, si era imbattuto in un cospicuo numero di tombe a Colle del Forno. Il gruppo di studio pensò subito di essere sulle tracce del sito di Eretum e, posto l’argomento come ipotetico, nel breve volgere di qualche anno, citando l’uno l’ipotesi dell’altro, trasformò l’ipotesi che il sito fosse a Casacotta, in assoluta certezza.

Confesso che quella loro certezza non mi convinse allora, come non mi convince ancora oggi. Però io non sono un “cattedratico” e pare che non abbia quindi, almeno a leggere i loro scritti, neppure il diritto alla risposta.

Sono troppo vecchio per non essere edotto dell’antico adagio: Quando la forza con la ragion contrasta, la forza vince e la ragion non basta. Pertanto l’ultima via a me rimasta è stata quella di dare alle stampe un saggio breve per memoria e così ho fatto: nelle pagine vi esplico i motivi dissonanti in campo archeologico e archivistico, secondo il mio punto di vista (Salvatore G. Vicario, Eretum a Casacotta? Una incertissima certezza, Ed. Zuccarello, S. Agata Militello 2010). Il testo può essere richiesto a libreria.sebastiani@tiscali.it , distributore unico.

Ma contestualmente vi sono pure delle notizie storiche inconfutabili e mai, dai cattedratici, tenute in considerazione. Uno solo ebbe un attimo - ma solo un attimo - di debolezza ( V. Fiocchi Nicolai, La catacomba di S. Restituto a Monterotondo (Roma) , in “Rivista di archeologia cristiana”, a. LXXIV, n.1, p. 71, 22n).

I dati storici che inficiano la “certezza” Eretum = Casacotta sono:

- non vi è notizia in nessun autore latino che tramandi la possibilità che Eretum possa aver cambiato sito nei lunghi secoli della sua esistenza: concordemente gli storici dicono che Eretum fu centro sabino importante dal secolo VIII a.C. e sino all’epoca repubblicana romana; poi si spopolò, sino a diventare un vicus;

- non poteva scomparire come cursus publicus: “il nome restò legato a una stazione sulla via Salaria” (G. Lugli);

- con l’inizio dell’era cristiana ne troviamo il toponimo Eretum nelle diocesi sabine;

- le diocesi paleocristiane della bassa Sabina furono Cures, Forum Novum e Nomentum;

- concordemente le fonti storiche tramandano Eretum come appartenente alla diocesi di Nomentum;

- la riaggregazione dei territori delle diocesi paleocristiane di Nomentum, di Cures e di Forum Novum si completò nel secolo X;

- sappiamo infine quanto i presbiteri, già sin dagli albori del cristianesimo, fossero rigorosi nel rispetto dei confini e mal sopportassero invasioni di campo.

Pertanto non vi è dubbio che, se effettivamente Eretum fosse stato situato nel territorio oggi inteso Casacotta, sarebbe stato di assoluta competenza della diocesi di Cures.

Questi sono i dati che pongo all’attenzione degli studiosi dell’argomento. Non credo che gli archeologi “togati” dell’Urbe prenderanno mai in considerazione argomenti estranei alla loro cerchia. Sono ormai troppo esposti e troppo sicuri.

Inserisco quindi la mia ipotesi di lavoro nel grande libro internet affinché gli studiosi indipendenti svolgano le loro ricerche, sapendo che sull’argomento vi sono ancora dei dubbi da sciogliere.




ERETUM

Nel n. 93 n.s., maggio-giugno 02, a p. 13, 4a colonna di Archeologia viva, un trafiletto - Via Nomentana, in riferimento al tratto che da Nomentum avrebbe dovuto condurre ad Eretum - propone ai lettori della rivista, come dato acquisito definitivamente, un argomento che credo sia bene approfondire, al fine di dare agli studiosi i diversi parametri di orientamento in un tema a mio parere ancora tutto da decifrare.

Sin dal 1968 vado spigolando sul sito di Eretum, antico centro sabino ma, contrariamente ad altri studiosi, non riesco ancora a raggiungere la certezza sulla sua collocazione; l'ipotesi della collocazione di Eretum a Casa Cotta, presso Montelibretti, rimane solo ipotesi - in contrapposizione alla mia che collocherebbe Eretum a S. Anzino - almeno sino a quando non si siano sciolti una serie di dubbi particolarmente consistenti.

Intanto reputo utile alla disamina del nostro argomento la suddivisione del tema in due sotto-argomenti:

- il percorso della via Nomentana

  • Il luogo dove sorgeva Eretum

Dove conduceva la via Nomentana?  -  Il luogo dove sorgeva Eretum

Dove conduceva la via Nomentana?

Cominciamo con il fornire i dati certi, accettando come estremamente probante la carta della viabilità antica tracciata da Quilici-Quilici Gigli; la legenda, da me inserita, si riferisce al testo:

- La via Nomentana era la via che conduceva a Nomentum, un centro che Livio (III, 52) poneva al 14° miglio, poi affermando: "…quindi proseguiva per altre tre miglia sino a unirsi con la via Salaria presso Eretum". Il percorso della nostra via è pacifico sino a Capobianco, ove è stato ritrovato in situ il basolato; a quest’altezza vi è la prima biforcazione: il ramo di sinistra prosegue, lungo la direttrice della attuale macchia della Cesarina, e poi verso la bassa Sabina (n° 2); il ramo di destra, per chi lascia Roma, conduce a Nomentum (n° 1);

- al XIII miglio di questa via è stata localizzata con certezza documentale la basilica martiriale dei Ss. Primo e Feliciano che le fonti concordemente collocano sulla via Nomentana ; è da presumere che sotto questi ruderi - segnalati da Susanna Passigli (La pianta dell’architetto Francesco Peperelli (1618): una fonte per la topografia della regione romana in Miscellanea della Società Romana di Storia patria, XXXI, Roma 1989, p. 35) - uno scavo mirato dovrebbe ritrovare le omonime catacombe;

- al XIV miglio sorgeva, ormai senza dubbio alcuno, Nomentum: tutte le fonti recenti sono concordi;

- al XVI miglio della stessa via, vi è la catacomba di S. Restituto, ritrovata e documentata da Vincenzo Fiocchi Nicolai (La catacomba di S. Restituto a Monterotondo (Roma): un monumento recentemente ritrovato, in Rivista di Archeologia Cristiana, a. LXXIV, n. 1, 1998, pp. 62-92 e 1 tav; e Santuari martiriali della Diocesi nomentana: S. Restituto, S. Eutiche in Annali dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia, 1997, pp. 96-100): anche queste catacombe, secondo le fonti, erano sul percorso della via Nomentana.

Questi sono tre punti fermi, sui quali non mi sembra vi possano essere obiezioni.

Ciò stabilito, andiamo avanti; giunto a Nomentum, l'ipotetico viandante, dovendo proseguire il suo cammino, quale strada avrebbe presa? Qui non può che soccorrerci il buonsenso.

I coniugi Quilici, scientificamente, mi sembrano fonti assolutamente attente e degne di considerazione: ebbene, esaminiamo la carta della viabilità antica nel territorio circostante Monterotondo e Mentana, qui riprodotta. Come ho appena detto, si vede che la via Nomentana, ben prima dell'attuale sito di Tor Lupara, si biforca; gli AA., molto opportunamente, danno il nome Nomentana solo al primo tratto, prima della biforcazione; tale nome non si adatterebbe al tronco che conduce in Sabina: sarebbe una contradictio in terminis. La branca destra invece volge verso nord-est e conduce a Nomentum: solo questa branca è la via Nomentana, l'arteria cioè che conduce a Nomentum.

Questa via Nomentana, dopo Nomentum, continua verso le catacombe di S. Restituto, dopo avere intersecato, circa a metà strada, in un punto intermedio fra gli attuali confini di Mentana e Monterotondo, l'arteria diretta verso la Sabina, quella branca di biforcazione che si dipartiva da Capobianco-Cesarina.

A questo punto quindi l'ipotetico viandante si ritrovava due possibilità: proseguire per il tracciato che conduceva alle catacombe di S. Restituto, seguendo il tracciato tramandato dalle fonti come via Nomentana o andare verso la Sabina.

Quest'ultimo tragitto, dopo un breve tratto, si divideva a sua volta in due branche: quella di destra che seguiva il tracciato diretto a Grotte Marozza (n° 3), mentre quello di sinistra seguiva il tragitto per Tor Mancina (n° 4); riferibile a quest’ultimo tracciato – che un gruppo di ricercatori vorrebbe ancora chiamare via Nomentana - vi è una relazione degli ingegneri Nestore e Luigi Riccione che documentano una via doganale per Montelibretti, mal ridotta dalla secolare transumanza (Vicario, La Nomentana, strada di Roma per la bassa sabina, ed. Rotary Club Monterotondo Mentana, 1994, p. 119 sgg). Ecco perché mi sembra arbitrario voler dare il nome di "via Nomentana" a quest'ultima arteria che oggettivamente non poteva condurre a Nomentum né provenire da Nomentum.

Qualora, infine, l'ipotetico viandante fosse andato a rendere omaggio a S. Restituto, avrebbe poi avuto due possibilità: proseguire verso Vallericca, seguendo il percorso, particolarmente ripido, identificato dai Quilici o...

E qui subentra la mia ipotesi: intanto è il caso di ricordare che l'insediamento di Monterotondo, nel tempo al quale ci riferiamo, è ancora molto di là da venire; dopo S. Restituto vi erano ancora solo colline e boschi.

Il viandante quindi sarebbe andato verso Vallericca se avesse dovuto raggiungere siti prossimi al torrente Allia, ma se avesse avuto come meta la parte più a nord della via Salaria, avrebbe avuto certamente a disposizione un tragitto meno faticoso e meno accidentato, che oggi chiamiamo di via S. Martino (n° 5): il suo dolce declinare dal luogo oggi detto di S. Rocco verso la zona del Grillo ha interessato sicuramente i nostri progenitori, tanto è vero che:

- lungo questo tragitto fu eretta una antichissima parrocchiale: quella di S. Maria, oggi detta delle Grazie;

- che al termine di questo tragitto era un porto fluviale;

- che, quando qualche secolo addietro, l'intenso traffico fluviale lo consigliò, qui fu costruito il ponte cosiddetto del Grillo.

Ma quello che è più importante è che le tre miglia romane tra Nomentum e S. Anzino, tramandate da Livio, calzano molto meglio che con il lontanissimo sito di Casa Cotta per il quale bisogna spingersi sino a Montelibretti: perché credere a Livio solo quando conviene?

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Il luogo dove sorgeva Eretum

Le fonti togate di questi ultimi quattro decenni hanno ormai posto Eretum a Casa Cotta poiché, nel secolo scorso, pubblicato da Pasqui nelle Notizie scavi, è stato ritrovato, in situ, il XVIII miliario della via Salaria sul suo piedistallo e in perfetto stato di conservazione (Notizie scavi, 1910, Reg. IV - Samnium et Sabina - Montelibretti, Tratto di via antica e milliarium scoperto presso il Tevere, pp. 366-369); e su questo ritrovamento è stata impiantata l’intera loro ipotesi.

Nessuno ha posto attenzione al fatto che il miliario ritrovato era stato collocato sotto Nerva (96-98 d.C.); il XVIII miliario di cui dicono gli antichi storici, invece, doveva essere quello posto in epoca repubblicana: l’uso del cippus miliarius dovrebbe essere di molto anteriore a Gaio Gracco, tramandato come l’inventore da Plutarco.

Quel primo cippo al quale si riferisce Livio, morto nel 17 d.C., e al quale certamente fanno riferimento gli storici, seguendo le traversie della via Salaria all’uscita da Roma, dovrebbe essere stato posto in un luogo molto prossimo al luogo ove oggi sorge il ponte del Grillo (Vicario, Monterotondo in Sabina, Roma 1970, pp. 35-67), quindi più vicino a Roma di qualche miglio.

Io non ho carte nella manica ma, come nei processi indiziari o come l'avvocato del diavolo nei processi dei santi, posso solo porre dubbi, al fine di invitare a esaminare il caso, anche alla luce di queste obiezioni o a darne, di queste, una spiegazione plausibile.

Di solito, quando dico di dubitare della ricostruzione togata, mi si risponde: E se non fossero di Eretum i ritrovamenti di Casa Cotta e della necropoli di colle del Forno, che altro potrebbero essere? Ho sempre rispondo che si tratta di una domanda capziosa, perché l'archeologia ancora mantiene tanti segreti.

Contro la collocazione a Casa Cotta invece depongono:

- i soliti antichi scritti che ci tramandano una diocesi di Nomentum che, in origine, comprendeva solo i due insediamenti, confinanti, di Nomentum e di Eretum;

- il ritrovamento ormai inconfutabile, ad opera di Fiocchi Nicolai, delle catacombe ove fu sepolto S. Restituto di Eretum, nella zona detta dei Cappuccini;

- la eccessiva distanza che intercorre tra queste catacombe e Casa Cotta;

- ma, al di sopra di tutto, una considerazione: una sepoltura catacombale così consistente per numero di sepolture, non può non presupporre un altrettanto consistente nucleo abitativo nelle immediate vicinanze; e ciò soprattutto perché la diocesi di Nomentum, per le altre parrocchie del suo territorio, aveva già altri due sepolcri catacombali: quello dei Ss. Alessandro, Evenzio e Teodulo al VII miglio della via Nomentana e, sempre su questa via, quelle dei Ss. Primo e Feliciano per Nomentum. Poteva il sito di Eretum essere così lontano dalla sede del vescovado e dalle sue catacombe?

Per concludere, però, anticipo che negli Annali 2002 dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia Onlus, che saranno distribuiti l’ultimo sabato di novembre, a conferma della mia ipotesi di Eretum a S. Anzino, che vado sostenendo dal 1970, presenterò le fotografie recuperate di reperti provenienti da scavi a S. Anzino (che si preannunziano molto importanti) e copia della corrispondenza intercorsa fra il trafficante dei reperti archeologici ivi ritrovati e il ricettatore presso una università americana prestigiosa: di ciò è stata data comunicazione alle autorità competenti.

1- Strada per Nomentum; 2 - Strada per la Sabina; 3 – Strada per Grotte Marozza; 4 – Strada per Tor Mancina, forse strada doganale per Montelibretti; 5 – Strada di S. Martino per ponte del Grillo; 6 – Strada per Vallericca

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