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Ancora su Eretum  |  Eretum  |  Dove conduceva la via Nomentana?  |  Il luogo dove sorgeva Eretum 


Riflessioni a caldo dopo la lettura della tesi
“La Diocesi di Nomentum dalla Tarda Antichità all’Altomedioevo”
di Silvia Cipolletta

Credo di poter dire che un lavoro come questo del quale mi interesso, scritto da Silvia Cipolletta, specificatamente riferito al territorio nomentano in un momento storico cruciale nell’evoluzione della società, all’inizio della penetrazione del Cristianesimo, decisamente mancava. Viene studiata La Diocesi di Nomentum dalla Tarda Antichità all’Altomedioevo, con la competenza derivatale dal suo corso di laurea in Lettere con indirizzo Archeologico presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, seguito da un corso di perfezionamento in Museologia, Museografia e Museotecnica attraverso l’Associazione Laset .

La Libera Associazione per gli Studi Etruscologici e Topografici (Laset) è stata costituita nel 2004 da un team di ricercatori e laureati specialisti in Etruscologia e in Topografia antica e fa parte della stessa Università “La Sapienza”, dalla quale l’A. ha ottenuto il diploma di specialista in Archeologia Tardo Antica e Medievale alla I Scuola di specializzazione in Archeologia.

Mi sembra sia giusto evidenziare queste premesse sia per avvalorarne il grande e rigoroso lavoro compiuto dall’Autore, sia per giustificare, in coda alla recensione, qualche mia perplessità.

La Cipolletta inizia il testo con una introduzione nella quale presenta i problemi da approfondire a completamento delle ricerche sul tema, già pubblicati dagli studiosi che prima di lei si erano interessati al sito nomentano. Un capitolo dopo l’altro, poi, metodicamente esamina il contesto territoriale, le vicende storiche della Diocesi di Nomentum e della chiesa nomentana, decrittandone le vicende dell’assetto ecclesiastico (chiese archipresbiteriali, chiese con castrum, chiese rurali, chiese rupestri) sino ai numerosi santuari martiriali.

Ricca e puntuale è la sequenza delle note poste a richiamare le fonti archivistiche e bibliografiche delle quali si è avvalsa per puntualizzare l’importanza che la Diocesi di Nomentum ebbe nelle vicende ecclesiali e politiche della bassa Sabina. La bibliografia, soprattutto, si può affermare che abbia pressappoco raggiunto la completezza.

In altri termini, Silvia Cipolletta per un lavoro destinato a farle ottenere la specializzazione in Archeologia Tardo Antica e Medievale presso la I Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” non avrebbe potuto compiere una fatica migliore, ben finalizzata e dignitosamente condotta in porto. Tuttavia è evidente che non abbia potuto esternare opinioni che non fossero gradite alla “docenza dominante” nella Scuola romana di Archeologia: sarebbe stato un suicidio accademico. Il lavoro quindi è chiaramente e assolutamente allineato alla tesi Eretum = Casacotta, cara agli attuali “padroni del vapore”.

L’A. non tradisce mai la rotta seguita nel mare nel quale naviga e mi sembra lo faccia pure a costo di contraddire le sue stesse affermazioni. Il timore verso il potentato, che caratterizza il saggio, si evidenzia già a p. 26 ove, indicando i vari siti di supposta collocazione di Eretum, ne cita quattro (Monterotondo, Grotta Marozza, casale Manzi, Casacotta). L’ipotesi S. Anzino è tabu. Nel testo pertanto è chiara l’accettazione da parte della Cipolletta della teoria predominante di Eretum a Casacotta; scrive infatti: “uno dei guadi [del Tevere] è posizionabile, con sufficiente sicurezza, dove si fronteggiano Eretum e Lucus Feroniae (p. 29) e lo conferma ancora a p. 31, nota 127: “Gli ultimi studi e, soprattutto, le ricognizioni effettuate sul territorio sembrano confermare l’ubicazione della città sulle colline di Casa Cotta”.

Ciò è molto curioso, poiché la Cipolletta, già nelle prime pagine del lavoro (p. 13) scrive: “Il confine [della diocesi di Nomentum] con la coeva diocesi di Cures doveva correre probabilmente lungo il Fosso Fiora”.

Esaminando la carta da lei pubblicata a p. 191, risulta chiaramente il luogo nel quale sia la Scuola di Archeologia che l’ha specializzata, sia gli studiosi dell’Istituto Nazionale delle Ricerche gravitanti intorno al complesso di via Salaria collocano Eretum e la necropoli di Colle del Forno. Tali siti sono bene a N del torrente della Fiora e quindi in territorio di assoluta pertinenza della diocesi di Cures Sabini.

E ancora prima la Cipolletta aveva scritto (p. 11): “La divisione territoriale della giurisdizione ecclesiastica rispettò il carattere originario e storico di Nomentum. Infatti mentre Cures Sabini e Forum Novum, le vicine sedi episcopali formatesi fra i secoli IV e V, furono assegnate alla IV regione, Nomentum fu assegnata alla I, quella che comprendeva il Latium Vetus”.

Concludendo questa disamina, si dovrebbe pertanto affermare, secondo la teoria dominante nella scuola romana che tutte le notizie, ma proprio tutte, pervenute dagli antichi testi siano mendaci e che Eretum fosse stata di pertinenza della diocesi di Cures Sabini.

Ma a me sembra che così non sia. I testi antichi - e mi limito a citare sempre e solo la Cipolletta - forniscono notizie diverse:

- per l’istituzione della diocesi, l’A. scrive: “È noto come nel IV secolo si siano costituite diocesi nelle regioni augustee I, II, V, VI e forti motivi inducono a credere che anche quella di Nomentum rimonti al IV secolo (p. 39);

- importante è la notizia riportata a p. 49: “Il Regesto Farfense ricorda un Giovanni, sicuramente vescovo di Nomentum nell’801. Questi come autorevole testimone, assiste nella basilica di S. Antimo ad una decisione dell’abate Olobondo a favore del monastero di S. Maria in Farfa contro gli abitanti di Montelibretti, in merito al possesso pacifico della Cella S. Petri in Classicella. Evidentemente Giovanni, di cui parla il documento farfense, era certamente vescovo di quella diocesi nel cui territorio si trovava la chiesa di S. Antimo, che, già di pertinenza curtense, per decreto di papa Gregorio Magno, era poi passata sotto la giurisdizione di Nomentum”. Questa notizia ci fornisce la certezza:

  • che la chiesa di S. Antimo e la comunità di Montelibretti, sino all’epoca di Gregorio I (papa dal 590 al 604), fossero di pertinenza della diocesi di Cures Sabini;

  • che sino a tale periodo (papato di Gregorio Magno) le due diocesi fossero state autonome e separate;

  • ma dimostra soprattutto che Eretum, prima del 590, non poteva essere in territorio curtense;

- la Passio di S. Restituto dovrebbe essere stata composta tra il V e il VI secolo, quindi prima del papato di san Gregorio Magno e quindi prima dell’accorpamento della diocesi di Cures alla diocesi di Nomentum. La Cipolletta scrive (p. 153): “La passio di S. Restituto […] è importante per le ulteriori informazioni sul cimitero del XVI miglio. Questo si trova sotto la giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Nomentum. Il corpo di Restituto, ucciso a Roma al tempo dell’imperatore Diocleziano (284-305 d. C.), secondo il racconto, sarebbe stato trasportato al XVI miglio della Nomentana dalla matrona Giusta, in un praedium di sua proprietà, per esservi sepolto; l’autore della passio precisa anche che la donna non aveva trascurato di avvertire del trasferimento, con un costitutum, il vescovo di Nomentum Stefano, il quale con tutto il clero e il popolo della città avrebbe accolto il corteo funebre «in Foro». Un cimitero documentato a Monterotondo, nella zona dei Cappuccini, e un sito di Eretum a Casacotta, quindi nella diocesi di Cures, potrebbe avere un minimo di credibilità?

- il Martirologio Geronimiano attesta con chiarezza “una commemorazione del martire Eutiche al XVIII miglio della via Nomentana, a nord dell’antica Nomentum”. (p. 159). Credo sia opportuno far notare che nel momento in cui c’è da collocare il XVIII miglio della via Nomentana, l’A. pensa a Grotte Marozza, alla Macchia del Barco, al Fosso della Fiora, addirittura a Montedoro (ma questo è il sito su cui sorgeva Nomentum e quindi non può essere a nord di se stesso). Infine la povera via Nomentana è portata pure fino … alla Macchia di Grattacela (!!!, p. 31, rigo 3); ma la via di S. Martino è sempre tabu.

Non credo sia il caso di dilungarmi su un tema che dibatto ormai dal 1970 (cfr. la voce Eretumin internet al sito www.salvatorevicario.com ). Per le argomentazioni archeologiche rinvio al mio “Eretum, Una incertissima certezza”(Ed. Zuccarello, S. Agata di Militello 2010). In questa recensione invece ho riportate solo delle considerazioni storiche da me ripetutamente scritte, che ora decisamente confermo dopo l’attenta lettura del testo di Silvia Cipolletta.

Voglio concludere confermando la massima stima per l’A. che ha compiuto una fatica davvero immane nella ricerca delle fonti. Il suo lavoro è prezioso e fondamentale per le ricerche ulteriori che al suo - sul tema - dovranno certamente seguire.

Non ho il cattivo gusto di scrivere (cfr il mio Eretum … appena sopra citato (pp.40-41) quello che una illustre docente ha scritto di recente circa le mie ricerche, che riporto alla lettera: “… E lo strano è che ciò accada in un campo, ove oltre alla materialità scientifica, spesso è possibile fare della letteratura-storica, e su questa e solo poi, vengono le ipotesi più o meno strampalate”.

Questa, così definita “letteratura-storica”, apre - come ha sempre aperto - ampi orizzonti, sfruttati poi da chi, impalcato ai vertici del potere, se ne impossessa, troppo spesso senza avere la correttezza e il buon gusto quanto meno di citarne la fonte.


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Ho voluto scrivere questo testo nel mio sito internet perché, se non lo avessi scritto, mentre percorro il mio nono decennio di vita, avrei lasciato una mia iniziativa non portata a conclusione. Fedele infatti al principio di inventarmi qualcosa di nuovo a ogni inizio di decade, ho iniziato la pubblicazione del Quaderno Mamertino, dedicato al paese che mi diede i natali. Però mi perseguita dal passato un impegno incompiuto, al quale lavoro sin dal 1968.

Iniziai in quel tempo le ricerche sul comune di Monterotondo che esitarono:
     - nell’edizione della monografia Monterotondo in Sabina (1970);
     - nel suo inserimento nel volume 8 della monumentale Storia dell’arte italiana

(editrice Einaudi), alla fine degli anni Settanta, per mio suggerimento al prof. Federico Zeri, che in quel momento identificava i 12 comuni italiani da trattare nel contesto dell’opera. Il capitolo iniziale della monografia Monterotondo in Sabina trattava di Eretum, un insediamento sabino posto sulla via Salaria e che, per tradizione consolidata nei secoli, sorgeva presso Monterotondo. Nel libro del 1970, ponendomi la domanda sul sito di Eretum, compii una disamina quasi clinica delle quattro tesi al momento in discussione e, alla fine, optai per l’ipotesi Eretum = S. Anzino.

Nello stesso periodo il gruppo di studiosi, insediato nella sede dell’Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) posta lungo la via Salaria, oggi assurto al livello di “scuola”, in una campagna scavi, si era imbattuto in un cospicuo numero di tombe a Colle del Forno. Il gruppo di studio pensò subito di essere sulle tracce del sito di Eretum e, posto l’argomento come ipotetico, nel breve volgere di qualche anno, citando l’uno l’ipotesi dell’altro, trasformò l’ipotesi che il sito fosse a Casacotta, in assoluta certezza.

Confesso che quella loro certezza non mi convinse allora, come non mi convince ancora oggi. Però io non sono un “cattedratico” e pare che non abbia quindi, almeno a leggere i loro scritti, neppure il diritto alla risposta.

Sono troppo vecchio per non essere edotto dell’antico adagio: Quando la forza con la ragion contrasta, la forza vince e la ragion non basta. Pertanto l’ultima via a me rimasta è stata quella di dare alle stampe un saggio breve per memoria e così ho fatto: nelle pagine vi esplico i motivi dissonanti in campo archeologico e archivistico, secondo il mio punto di vista (Salvatore G. Vicario, Eretum a Casacotta? Una incertissima certezza, Ed. Zuccarello, S. Agata Militello 2010). Il testo può essere richiesto a libreria.sebastiani@tiscali.it , distributore unico.

Ma contestualmente vi sono pure delle notizie storiche inconfutabili e mai, dai cattedratici, tenute in considerazione. Uno solo ebbe un attimo - ma solo un attimo - di debolezza ( V. Fiocchi Nicolai, La catacomba di S. Restituto a Monterotondo (Roma) , in “Rivista di archeologia cristiana”, a. LXXIV, n.1, p. 71, 22n).

I dati storici che inficiano la “certezza” Eretum = Casacotta sono:

- non vi è notizia in nessun autore latino che tramandi la possibilità che Eretum possa aver cambiato sito nei lunghi secoli della sua esistenza: concordemente gli storici dicono che Eretum fu centro sabino importante dal secolo VIII a.C. e sino all’epoca repubblicana romana; poi si spopolò, sino a diventare un vicus;

- non poteva scomparire come cursus publicus: “il nome restò legato a una stazione sulla via Salaria” (G. Lugli);

- con l’inizio dell’era cristiana ne troviamo il toponimo Eretum nelle diocesi sabine;

- le diocesi paleocristiane della bassa Sabina furono Cures, Forum Novum e Nomentum;

- concordemente le fonti storiche tramandano Eretum come appartenente alla diocesi di Nomentum;

- la riaggregazione dei territori delle diocesi paleocristiane di Nomentum, di Cures e di Forum Novum si completò nel secolo X;

- sappiamo infine quanto i presbiteri, già sin dagli albori del cristianesimo, fossero rigorosi nel rispetto dei confini e mal sopportassero invasioni di campo.

Pertanto non vi è dubbio che, se effettivamente Eretum fosse stato situato nel territorio oggi inteso Casacotta, sarebbe stato di assoluta competenza della diocesi di Cures.

Questi sono i dati che pongo all’attenzione degli studiosi dell’argomento. Non credo che gli archeologi “togati” dell’Urbe prenderanno mai in considerazione argomenti estranei alla loro cerchia. Sono ormai troppo esposti e troppo sicuri.

Inserisco quindi la mia ipotesi di lavoro nel grande libro internet affinché gli studiosi indipendenti svolgano le loro ricerche, sapendo che sull’argomento vi sono ancora dei dubbi da sciogliere.

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ERETUM

Nel n. 93 n.s., maggio-giugno 02, a p. 13, 4a colonna di Archeologia viva, un trafiletto - Via Nomentana, in riferimento al tratto che da Nomentum avrebbe dovuto condurre ad Eretum - propone ai lettori della rivista, come dato acquisito definitivamente, un argomento che credo sia bene approfondire, al fine di dare agli studiosi i diversi parametri di orientamento in un tema a mio parere ancora tutto da decifrare.

Sin dal 1968 vado spigolando sul sito di Eretum, antico centro sabino ma, contrariamente ad altri studiosi, non riesco ancora a raggiungere la certezza sulla sua collocazione; l'ipotesi della collocazione di Eretum a Casa Cotta, presso Montelibretti, rimane solo ipotesi - in contrapposizione alla mia che collocherebbe Eretum a S. Anzino - almeno sino a quando non si siano sciolti una serie di dubbi particolarmente consistenti.

Intanto reputo utile alla disamina del nostro argomento la suddivisione del tema in due sotto-argomenti:

- il percorso della via Nomentana

  • Il luogo dove sorgeva Eretum

Dove conduceva la via Nomentana?  -  Il luogo dove sorgeva Eretum

Dove conduceva la via Nomentana?

Cominciamo con il fornire i dati certi, accettando come estremamente probante la carta della viabilità antica tracciata da Quilici-Quilici Gigli; la legenda, da me inserita, si riferisce al testo:

- La via Nomentana era la via che conduceva a Nomentum, un centro che Livio (III, 52) poneva al 14° miglio, poi affermando: "…quindi proseguiva per altre tre miglia sino a unirsi con la via Salaria presso Eretum". Il percorso della nostra via è pacifico sino a Capobianco, ove è stato ritrovato in situ il basolato; a quest’altezza vi è la prima biforcazione: il ramo di sinistra prosegue, lungo la direttrice della attuale macchia della Cesarina, e poi verso la bassa Sabina (n° 2); il ramo di destra, per chi lascia Roma, conduce a Nomentum (n° 1);

- al XIII miglio di questa via è stata localizzata con certezza documentale la basilica martiriale dei Ss. Primo e Feliciano che le fonti concordemente collocano sulla via Nomentana ; è da presumere che sotto questi ruderi - segnalati da Susanna Passigli (La pianta dell’architetto Francesco Peperelli (1618): una fonte per la topografia della regione romana in Miscellanea della Società Romana di Storia patria, XXXI, Roma 1989, p. 35) - uno scavo mirato dovrebbe ritrovare le omonime catacombe;

- al XIV miglio sorgeva, ormai senza dubbio alcuno, Nomentum: tutte le fonti recenti sono concordi;

- al XVI miglio della stessa via, vi è la catacomba di S. Restituto, ritrovata e documentata da Vincenzo Fiocchi Nicolai (La catacomba di S. Restituto a Monterotondo (Roma): un monumento recentemente ritrovato, in Rivista di Archeologia Cristiana, a. LXXIV, n. 1, 1998, pp. 62-92 e 1 tav; e Santuari martiriali della Diocesi nomentana: S. Restituto, S. Eutiche in Annali dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia, 1997, pp. 96-100): anche queste catacombe, secondo le fonti, erano sul percorso della via Nomentana.

Questi sono tre punti fermi, sui quali non mi sembra vi possano essere obiezioni.

Ciò stabilito, andiamo avanti; giunto a Nomentum, l'ipotetico viandante, dovendo proseguire il suo cammino, quale strada avrebbe presa? Qui non può che soccorrerci il buonsenso.

I coniugi Quilici, scientificamente, mi sembrano fonti assolutamente attente e degne di considerazione: ebbene, esaminiamo la carta della viabilità antica nel territorio circostante Monterotondo e Mentana, qui riprodotta. Come ho appena detto, si vede che la via Nomentana, ben prima dell'attuale sito di Tor Lupara, si biforca; gli AA., molto opportunamente, danno il nome Nomentana solo al primo tratto, prima della biforcazione; tale nome non si adatterebbe al tronco che conduce in Sabina: sarebbe una contradictio in terminis. La branca destra invece volge verso nord-est e conduce a Nomentum: solo questa branca è la via Nomentana, l'arteria cioè che conduce a Nomentum.

Questa via Nomentana, dopo Nomentum, continua verso le catacombe di S. Restituto, dopo avere intersecato, circa a metà strada, in un punto intermedio fra gli attuali confini di Mentana e Monterotondo, l'arteria diretta verso la Sabina, quella branca di biforcazione che si dipartiva da Capobianco-Cesarina.

A questo punto quindi l'ipotetico viandante si ritrovava due possibilità: proseguire per il tracciato che conduceva alle catacombe di S. Restituto, seguendo il tracciato tramandato dalle fonti come via Nomentana o andare verso la Sabina.

Quest'ultimo tragitto, dopo un breve tratto, si divideva a sua volta in due branche: quella di destra che seguiva il tracciato diretto a Grotte Marozza (n° 3), mentre quello di sinistra seguiva il tragitto per Tor Mancina (n° 4); riferibile a quest’ultimo tracciato – che un gruppo di ricercatori vorrebbe ancora chiamare via Nomentana - vi è una relazione degli ingegneri Nestore e Luigi Riccione che documentano una via doganale per Montelibretti, mal ridotta dalla secolare transumanza (Vicario, La Nomentana, strada di Roma per la bassa sabina, ed. Rotary Club Monterotondo Mentana, 1994, p. 119 sgg). Ecco perché mi sembra arbitrario voler dare il nome di "via Nomentana" a quest'ultima arteria che oggettivamente non poteva condurre a Nomentum né provenire da Nomentum.

Qualora, infine, l'ipotetico viandante fosse andato a rendere omaggio a S. Restituto, avrebbe poi avuto due possibilità: proseguire verso Vallericca, seguendo il percorso, particolarmente ripido, identificato dai Quilici o...

E qui subentra la mia ipotesi: intanto è il caso di ricordare che l'insediamento di Monterotondo, nel tempo al quale ci riferiamo, è ancora molto di là da venire; dopo S. Restituto vi erano ancora solo colline e boschi.

Il viandante quindi sarebbe andato verso Vallericca se avesse dovuto raggiungere siti prossimi al torrente Allia, ma se avesse avuto come meta la parte più a nord della via Salaria, avrebbe avuto certamente a disposizione un tragitto meno faticoso e meno accidentato, che oggi chiamiamo di via S. Martino (n° 5): il suo dolce declinare dal luogo oggi detto di S. Rocco verso la zona del Grillo ha interessato sicuramente i nostri progenitori, tanto è vero che:

- lungo questo tragitto fu eretta una antichissima parrocchiale: quella di S. Maria, oggi detta delle Grazie;

- che al termine di questo tragitto era un porto fluviale;

- che, quando qualche secolo addietro, l'intenso traffico fluviale lo consigliò, qui fu costruito il ponte cosiddetto del Grillo.

Ma quello che è più importante è che le tre miglia romane tra Nomentum e S. Anzino, tramandate da Livio, calzano molto meglio che con il lontanissimo sito di Casa Cotta per il quale bisogna spingersi sino a Montelibretti: perché credere a Livio solo quando conviene?

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Il luogo dove sorgeva Eretum

Le fonti togate di questi ultimi quattro decenni hanno ormai posto Eretum a Casa Cotta poiché, nel secolo scorso, pubblicato da Pasqui nelle Notizie scavi, è stato ritrovato, in situ, il XVIII miliario della via Salaria sul suo piedistallo e in perfetto stato di conservazione (Notizie scavi, 1910, Reg. IV - Samnium et Sabina - Montelibretti, Tratto di via antica e milliarium scoperto presso il Tevere, pp. 366-369); e su questo ritrovamento è stata impiantata l’intera loro ipotesi.

Nessuno ha posto attenzione al fatto che il miliario ritrovato era stato collocato sotto Nerva (96-98 d.C.); il XVIII miliario di cui dicono gli antichi storici, invece, doveva essere quello posto in epoca repubblicana: l’uso del cippus miliarius dovrebbe essere di molto anteriore a Gaio Gracco, tramandato come l’inventore da Plutarco.

Quel primo cippo al quale si riferisce Livio, morto nel 17 d.C., e al quale certamente fanno riferimento gli storici, seguendo le traversie della via Salaria all’uscita da Roma, dovrebbe essere stato posto in un luogo molto prossimo al luogo ove oggi sorge il ponte del Grillo (Vicario, Monterotondo in Sabina, Roma 1970, pp. 35-67), quindi più vicino a Roma di qualche miglio.

Io non ho carte nella manica ma, come nei processi indiziari o come l'avvocato del diavolo nei processi dei santi, posso solo porre dubbi, al fine di invitare a esaminare il caso, anche alla luce di queste obiezioni o a darne, di queste, una spiegazione plausibile.

Di solito, quando dico di dubitare della ricostruzione togata, mi si risponde: E se non fossero di Eretum i ritrovamenti di Casa Cotta e della necropoli di colle del Forno, che altro potrebbero essere? Ho sempre rispondo che si tratta di una domanda capziosa, perché l'archeologia ancora mantiene tanti segreti.

Contro la collocazione a Casa Cotta invece depongono:

- i soliti antichi scritti che ci tramandano una diocesi di Nomentum che, in origine, comprendeva solo i due insediamenti, confinanti, di Nomentum e di Eretum;

- il ritrovamento ormai inconfutabile, ad opera di Fiocchi Nicolai, delle catacombe ove fu sepolto S. Restituto di Eretum, nella zona detta dei Cappuccini;

- la eccessiva distanza che intercorre tra queste catacombe e Casa Cotta;

- ma, al di sopra di tutto, una considerazione: una sepoltura catacombale così consistente per numero di sepolture, non può non presupporre un altrettanto consistente nucleo abitativo nelle immediate vicinanze; e ciò soprattutto perché la diocesi di Nomentum, per le altre parrocchie del suo territorio, aveva già altri due sepolcri catacombali: quello dei Ss. Alessandro, Evenzio e Teodulo al VII miglio della via Nomentana e, sempre su questa via, quelle dei Ss. Primo e Feliciano per Nomentum. Poteva il sito di Eretum essere così lontano dalla sede del vescovado e dalle sue catacombe?

Per concludere, però, anticipo che negli Annali 2002 dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia Onlus, che saranno distribuiti l’ultimo sabato di novembre, a conferma della mia ipotesi di Eretum a S. Anzino, che vado sostenendo dal 1970, presenterò le fotografie recuperate di reperti provenienti da scavi a S. Anzino (che si preannunziano molto importanti) e copia della corrispondenza intercorsa fra il trafficante dei reperti archeologici ivi ritrovati e il ricettatore presso una università americana prestigiosa: di ciò è stata data comunicazione alle autorità competenti.

1- Strada per Nomentum; 2 - Strada per la Sabina; 3 – Strada per Grotte Marozza; 4 – Strada per Tor Mancina, forse strada doganale per Montelibretti; 5 – Strada di S. Martino per ponte del Grillo; 6 – Strada per Vallericca

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