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Salvatore G. VICARIO, medico (per amore) e scrittore (per passione), ha lasciato la Sicilia al compimento del ciclo universitario, portandone sempre dentro la nostalgia: ha suggerito l’inserimento del paese nativo, Galati Mamertino, a Virginio Sabel nel programma televisivo Questa nostra Italia, Sicilia (1968) e, nel volume della Storia dell’arte italiana (vol. 8, 1981), a Federico Zeri, suo amico per trentasei intensi anni.

E’ medico chirurgo, specialista in Ostetricia e Ginecologia; giornalista pubblicista; è stato collaboratore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana di G.Treccani per il "Dizionario Biografico degli Italiani" e del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Opera del Vocabolario Siciliano (a cura di Giovanni Tropea); è saggista particolarmente prolifico (i saggi più significativi sono raccolti in Fascina, Roma 1991); è stato professore di Psicoprofilassi ostetrico-ginecologica presso all'Istituto Superiore di Educazione Fisica statale di Roma dal 1990 al 1995.


foto Bruno Benzi, Monterotondo


Nella prefazione del volume Un paese in montagna nel quale descrive un frammento di vita nel suo paese natale, Maria Santangelo scrive: "opera autobiografica e storica per la raccolta di dati ancora poco noti e di elementi talvolta sconosciuti E non era certamente facile il fissare usanze, tradizioni, della Sua Galati...con uno stile naturalmente leggero, rubando il tempo al sonno e non ai Suoi malati Ma non sono questioni puramente erudite quelle che mancano al suo volume che raccoglie tante notizie cui attingeranno facilmente gli studiosi e quanti si occuperanno in futuro di questa zona."




Il volume Un paese in montagna è stato presentato, nel mese di ottobre 2002, in III edizione riveduta, ampliata e modificata per intero nell'impianto iconografico, per i tipi della Editrice Zuccarello di S. Agata Militello (Messina).


La filosofia della sua vita è ben disegnata da ciò che lui stesso ha scritto nella dedica alla moglie, nell’anniversario del loro 25° anniversario di nozze, nella raccolta di poesie "Foglia son io" (1979).

 


Questo libro vede la luce sull’onda emotiva di due cittadini di Galati Mamertino: vuole essere un atto d’amore di due emigrati, appartenenti a due generazioni diverse, uniti però dal sentimento di nostalgia per la terra natale.

Il volume è pure la dimostrazione palpabile che il rimpianto procurato dalla costrizione all’abbandono del suolo natio non ha età e non ha tempo: alberga nel genoma e viene trasmesso inconsciamente da padre in figlio.

Amore e nostalgia solamente, per me che scrivo; nostalgia e amore filiale per Vincenzo Crimi che supporta economicamente l’edizione e che il suo benessere deve alla lezione di vita pervenutagli dall’opera sapiente di Peppino, suo padre: anche Peppino, appena il lavoro glielo consentiva, tornava sui monti Nebrodi, nel paese che, pure se violentato nella sua facies edilizia medievale, continua a esercitare un fascino e un richiamo quasi ancestrale sulla maggior parte di quanti se ne allontanano per la vitale ricerca del lavoro.

Richiamo che, nell’ultimo decennio, comincia a irradiarsi pure oltre i confini strettamente territoriali e interessa uno strato culturale sempre più consistente poiché, dopo la presentazione del paese nella “Storia dell’arte italiana”, edita da Einaudi nel 1981, in tanti si sono resi conto che per scoprire “arte” basti solo guardarsi intorno: pure se ci sono pervenute solamente schegge, infatti, dell’antico splendore post-rinascimentale di Galati, tuttavia curiosando già nelle tre chiese rimaste, il visitatore si accorge di essere immerso in un piccolo museo. Molti oggetti (anche mobili, alcuni dei quali personalizzati con lo stemma di famiglia, marmi, dipinti, monili, porcellane, arazzi, stoffe ricamate…) sono ormai sparsi per il mondo dai tanti antiquari ai quali sono pervenuti o per vendita o per razzia; ma quanto ancora rimane offre al visitatore uno spaccato illuminante di un vivere sociale degno di essere tramandato.

Nella stesura del testo, per argomenti strettamente specialistici, l’opera si avvale degli studi di esperti in campi diversi (il filologo dott. Alessandro De Luigi, l’archeo-storiometra dott. Antonello Ferrero, l’araldista Maurizio Carlo Alberto Gorra) e, per non mandare disperse fatiche di ricerca appassionata, di lavori di professionisti compaesani che abbiano svolto, ciascuno nella propria specializzazione, tesi, illustrazioni o ricerche particolari (dott. Antonio Baglio, dott. Nunzia Emanuele, dott. Gino Fabio, arch. Valentina Fazio, dott. Ileana Fratacci, ing. Alfredo Lentini, compaesano per acquisizione coniugale, prof. Vincenzo Orlando).

Questo libro, Vincenzo e io, dedichiamo ai tanti galatesi sparsi per il mondo e ai giovani nostri eredi: Tommaso e Michelangelo di casa Crimi e Carlotta e Tommaso Bernardo di casa Vicario, perché nel tempo continuino ad avere sacro il ricordo delle loro radici.

 

 

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