 Nella prefazione del volume Un
paese in montagna nel quale descrive un frammento di vita nel suo paese natale, Maria
Santangelo scrive: "opera autobiografica e storica per la raccolta di dati ancora
poco noti e di elementi talvolta sconosciuti E non era certamente facile il fissare
usanze, tradizioni, della Sua Galati...con uno stile naturalmente leggero, rubando il
tempo al sonno e non ai Suoi malati Ma non sono questioni puramente erudite quelle che
mancano al suo volume che raccoglie tante notizie cui attingeranno facilmente gli studiosi
e quanti si occuperanno in futuro di questa zona."

Il volume Un paese in montagna è stato presentato, nel mese di ottobre 2002, in
III edizione riveduta, ampliata e modificata per intero nell'impianto iconografico, per i
tipi della Editrice Zuccarello di S. Agata Militello (Messina).
La filosofia della sua vita è ben disegnata da ciò che lui stesso ha scritto nella dedica alla moglie,
nellanniversario del loro 25° anniversario di nozze, nella raccolta di poesie "Foglia son io" (1979).
Questo
libro vede la luce sullonda emotiva di due cittadini di Galati Mamertino: vuole
essere un atto damore di due emigrati, appartenenti a due generazioni diverse, uniti
però dal sentimento di nostalgia per la terra natale.
Il volume è pure la dimostrazione palpabile che il rimpianto procurato dalla costrizione
allabbandono del suolo natio non ha età e non ha tempo: alberga nel genoma e viene
trasmesso inconsciamente da padre in figlio.
Amore e nostalgia solamente, per me che scrivo; nostalgia e amore filiale per Vincenzo
Crimi che supporta economicamente ledizione e che il suo benessere deve alla lezione
di vita pervenutagli dallopera sapiente di Peppino, suo padre: anche Peppino, appena
il lavoro glielo consentiva, tornava sui monti Nebrodi, nel paese che, pure se violentato
nella sua facies edilizia medievale, continua a esercitare un fascino e un richiamo quasi
ancestrale sulla maggior parte di quanti se ne allontanano per la vitale ricerca del
lavoro.
Richiamo che, nellultimo decennio, comincia a irradiarsi pure oltre i confini
strettamente territoriali e interessa uno strato culturale sempre più consistente
poiché, dopo la presentazione del paese nella Storia dellarte italiana,
edita da Einaudi nel 1981, in tanti si sono resi conto che per scoprire arte
basti solo guardarsi intorno: pure se ci sono pervenute solamente schegge, infatti,
dellantico splendore post-rinascimentale di Galati, tuttavia curiosando già nelle
tre chiese rimaste, il visitatore si accorge di essere immerso in un piccolo museo. Molti
oggetti (anche mobili, alcuni dei quali personalizzati con lo stemma di famiglia, marmi,
dipinti, monili, porcellane, arazzi, stoffe ricamate
) sono ormai sparsi per il mondo
dai tanti antiquari ai quali sono pervenuti o per vendita o per razzia; ma quanto ancora
rimane offre al visitatore uno spaccato illuminante di un vivere sociale degno di essere
tramandato.
Nella stesura del testo, per argomenti strettamente specialistici, lopera si avvale
degli studi di esperti in campi diversi (il filologo dott. Alessandro De Luigi,
larcheo-storiometra dott. Antonello Ferrero, laraldista Maurizio Carlo Alberto
Gorra) e, per non mandare disperse fatiche di ricerca appassionata, di lavori di
professionisti compaesani che abbiano svolto, ciascuno nella propria specializzazione,
tesi, illustrazioni o ricerche particolari (dott. Antonio Baglio, dott. Nunzia Emanuele,
dott. Gino Fabio, arch. Valentina Fazio, dott. Ileana Fratacci, ing. Alfredo Lentini,
compaesano per acquisizione coniugale, prof. Vincenzo Orlando).
Questo libro, Vincenzo e io, dedichiamo ai tanti galatesi sparsi per il mondo e ai giovani
nostri eredi: Tommaso e Michelangelo di casa Crimi e Carlotta e Tommaso Bernardo di casa
Vicario, perché nel tempo continuino ad avere sacro il ricordo delle loro radici.
Il 1961 è un anno cruciale per il mondo, stretto fra le spire della "guerra fredda ", scontro frontale fra le due grandi potenze contrapposte: USA e URSS. Nel mese di agosto di quell'anno l'inizio della terza guerra mondiale sembra imminente a causa della edificazione del "muro" intorno a Berlino ovest. Intanto, nel mese di agosto di quell'anno, in Sicilia il rapimento di Donna Maruzza, moglie di Don Gerolamo Librizzi, uomo "di rispetto" legato ancora all'antica regola d'onore ma anche "il capo da colpire, abbattere e umiliare ", segna l'inizio di una guerra senza esclusione di colpi tra la "mafia" tradizionale e una nuova spietata organizzazione criminale, dedita al più lucroso commercio della droga, che fa capo a Don Francesco Sciuto. Con abile perizia descrittiva non priva, a tratti, di una esposizione cruda di episodi di efferata ferocia, il romanzo alterna gli avvenimenti sconvolgenti di un'assolata Sicilia ai cambiamenti epocali che investono il mondo.
"In quello scorcio d'agosto accadeva infatti che, mentre a ritmo sostenuto Berlino Ovest veniva stretta in una morsa sempre più invalicabile, nelle nazioni democratiche, ma particolarmente negli Stati Uniti d'America, si subiva - e sanguinava - lo scacco inferto dagli scienziati russi alla macchina aerospaziale occidentale: il 6 agosto 1961 il volo orbitale del maggiore Titov, a bordo del Vostok II, dopo diciassette rivoluzioni intorno alla Terra, era tornato con il suo paracadute sul nostro pianeta, nella regione di Saratov, la stessa zona nella quale era rientrato, quattro mesi prima, Gagarin ".
Lo scontro Librizzi-Sciuto è all'ultimo sangue; uno dei due ne esce vincitore senza che lo Stato, nella persona del Colonnello dei carabinieri Nino Munafò, riesca a inserirsi nel duello. Il vincitore però resterà nell'ombra. Non contraddetto, lo Stato apparirà il vincitore vero
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